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Il Signore ti dia pace!

Ciccio

Ciccio

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Papa Francesco: la risurrezione è una realtà certa

"La nostra risurrezione e quella dei cari defunti non è una cosa che potrà avvenire oppure no, ma è una realtà certa, in quanto radicata nell'evento della risurrezione di Cristo". Sono queste le parole di Papa Francesco, pronunciate nella catechesi all'Udienza Generale di oggi. "Ogni volta che ci troviamo di fronte alla nostra morte, o a quella di una persona cara, sentiamo - ha rilevato - che la nostra fede viene messa alla prova"."Tutti abbiamo un pò di paura della morte, un uomo anziano mi ha detto: non ho paura della morte, ho un pò di paura di vederla venire", ha raccontato Francesco ai fedeli che gremivano l'Aula Nervi. "Davanti alla morte emergono - ha osservato - tutti i nostri dubbi, tutta la nostra fragilità, e ci chiediamo: 'Davvero ci sarà la vita dopo la morte? Potrò ancora vedere e riabbracciare le persone che ho amato?'. Questa domanda me l'ha fatta una signora durante un'udienza".

Papa Francesco: la speranza cristiana è qualcosa che è, non qualcosa che vogliamo

"Si dice - ha continuato Papa Francesco -'spero che domani faccia bel tempo', ma sappiamo che il giorno dopo può fare brutto tempo". Invece la speranza cristiana si basa sulla certezza che si realizzi: "C'è - ha esemplificato indicando la fine dell'Aula - la porta lì. Cosa debbo fare? Camminare verso la porta". In merito, il Pontefice ha citato il testo più antico del Nuovo Testamento, la Lettera di Paolo ai Tessalonicesi che spiega: "Dopo la morte per sempre saremo con il Signore. Gesù è morto per noi perché, sia che vegliamo sia che dormiamo, viviamo insieme con lui". Secondo Francesco "queste parole sono sempre motivo di grande consolazione e di pace". "Anche noi, nel contesto attuale, abbiamo bisogno - ha scandito - di ritornare alla radice e alle fondamenta della nostra fede, così da prendere coscienza di quanto Dio ha operato per noi in Cristo Gesù". La speranza cristiana, insomma, è in "qualcosa che è, non in qualcosa che io voglia che sia". "Chiediamo allora al Signore - ha esortato infine - di educare il nostro cuore alla speranza nella risurrezione, cosìche possiamo imparare a vivere nell'attesa certa dell'incontro con Lui e con tutti i nostri cari".

Imparare la speranza dalle donne incinte e dai poveri

Quando una donna si accorge che è incinta, ogni giorno impara a vivere nell'attesa di vedere lo sguardo di quel bambino che verrà. Anche noi: dobbiamo imparare di queste attese umane e vivere nell'attesa di guardare il Signore, di trovare il Signore. E questo non è facile, ma si impara". Papa Francesco ha aggiunto a braccio queste parole alla catechesi preparata per l'Udienza Generale di oggi. "Questo però - ha spiegato - implica un cuore umile, povero. Solo un povero sa attendere. Chi è già pieno di sè e dei suoi averi, non sa riporre la propria fiducia in nessun altro se non in sè stesso". "Noi cristiani siamo uomini e donne di speranza", ma "quando si parla di speranza, possiamo essere portati - ha osservato il Papa - ad intenderla secondo l'accezione comune del termine, vale a dire in riferimento a qualcosa di bello che desideriamo, ma che può realizzarsi oppure no... La speranza cristiana non è così. La speranza cristiana è l'attesa di qualcosa che già è stato compiuto e che certamente si realizzerà per ciascuno di noi". "Sperare quindi - ha concluso il Papa - significa imparare a vivere nell'attesa".

Il Papa ai fedeli del Medio Oriente: non lasciatevi rubare la speranza

"Cari fratelli e sorelle, la speranza cristiana è una virtù umile e forte che ci sostiene e non ci fa annegare nelle tante difficoltà della vita; essa è fonte di gioia e dà pace al nostro cuore. Non lasciatevi rubare la speranza! Il Signore vi benedica!". Papa Francesco si è rivolto così in Aula Nervi "ai pellegrini di lingua araba, in particolare a quelli provenienti dal Medio Oriente".

fonte: Avvenire

«La vita cristiana è lotta quotidiana contro le tentazioni»

Gesù e la folla. Nella Messa a Santa Marta, Papa Francesco si è soffermato sul brano del Vangelo del giorno che narra della grande folla che seguiva Gesù con entusiasmo e che veniva da tutte le parti. Lo scrive Alessandro Gisotti di Radio Vaticana. “Perché veniva questa folla?”, si domanda il Papa. Il Vangelo racconta che c’erano “ammalati che cercavano di guarire”. Ma c’erano anche persone a cui piaceva “sentire Gesù, perché parlava non come i loro dottori, ma parlava con autorità” e “questo toccava il cuore”. Questa folla “veniva spontaneamente”, ha commentato con amara ironia, “non la portavano nei bus, come abbiamo visto tante volte quando si organizzano manifestazioni e tanti devono andare lì per ‘verificare’ la presenza, per non perdere poi il posto di lavoro”.

Presentato il libro "O Meravigliato" di Padre Filippo Lucarelli

Mercoledì 4 gennaio 2017 nella Chiesa Madre di San Bartolomeo in Galdo è stato presentato alla comunità il libro di Padre Filippo Lucarelli: 'O Meravigliato.

Sono intervenuti il Sub-Commissario Prefettizio Dott. Fiorentino Boniello, il nostro parroco Mons. Franco Iampietro, il Presidente dei Frati Minori d’Europa M.R.P. Sabino Iannuzzi,  con la preziosa moderazione del giornalista Celestino Agostinelli.

Giovedì 29 dicembre 2016

San Tommaso Becket, vescovo e martire

Liturgia della Parola

1Gv 2,3-11; Sal 95; Lc 2,22-35

La Parola del Signore

…è ascoltata

Quando venne il tempo della loro purificazione secondo la Legge di Mosè, portarono il bambino a Gerusalemme per offrirlo al Signore, come è scritto nella Legge del Signore: «Ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore»; e per offrire in sacrificio una coppia di tortore o di giovani colombi, come prescrive la Legge del Signore. Ora a Gerusalemme c’era un uomo di nome Simeone, uomo giusto e timorato di Dio, che aspettava il conforto d’Israele; lo Spirito Santo che era su di lui, gli aveva preannunziato che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Messia del Signore. Mosso dunque dallo Spirito, si recò al tempio; e mentre i genitori vi portavano il bambino Gesù per adempiere la Legge, lo prese tra le braccia e benedisse Dio: «Ora lascia, o Signore, che il tuo servo vada in pace secondo la tua parola; perché i miei occhi han visto la tua salvezza, preparata da te davanti a tutti i popoli, luce per illuminare le genti e gloria del tuo popolo Israele». Il padre e la madre di Gesù si stupivano delle cose che si dicevano di lui. Simeone li benedisse e parlò a Maria, sua madre: «Egli è qui per la rovina e la risurrezione di molti in Israele, segno di contraddizione perché siano svelati i pensieri di molti cuori. E anche a te una spada trafiggerà l’anima».

…è meditata

Egli è qui... segno di contraddizione – Gesù è stato offerto al Padre; il Padre risponde inviando la forza del suo Spirito al vecchio Simeone e questi profetizza che nel bambino è la salvezza e la luce delle genti. Ma, nello stesso tempo, è segno di contraddizione, che ha sul Calvario la sua piena manifestazione e culmine. D’ora in poi di fronte a lui gli uomini si divideranno: o lo accetteranno o lo respingeranno.

preghiera evangelica

Signore Gesù, tu hai voluto essere presentato al Padre come un qualsiasi primogenito del tuo popolo, e nello stesso tempo hai voluto essere riconosciuto come messia da un vecchio che sapeva essere aperto alle ispirazioni dello Spirito. Dona anche a noi quel medesimo Spirito, perché i nostri occhi vedano la tua salvezza e le nostre labbra ti benedicano di fronte a tutti i popoli, ora e sempre nei secoli dei secoli.

«ProVocazione»

Cristo è presente in modo particolare nella storia del popolo d’Israele, il popolo dell’Alleanza. Questa storia è specificatamente caratterizzata dall’attesa di un messia, un re ideale, consacrato da Dio, che avrebbe realizzato pienamente le promesse del Signore. A mano a mano che questo orientamento si veniva delineando, Cristo rivelava progressivamente il proprio volto di Messia promesso ed atteso, lasciandone intravedere anche tratti di acuta sofferenza sullo sfondo di una morte violenta (cfr. Is 53,8). Di fatto, l’avveramento storico delle profezie con lo scandalo della croce mise radicalmente in crisi una certa immagine messianica, consolidata in una parte del popolo ebraico, che aspettava un liberatore piuttosto politico, apportatore di autonomia nazionale e di benessere materiale.

San Giovanni Paolo II, Roma, 3 dicembre 1997

Riflessione personale


…è pregata

 

Dio invisibile ed eterno, che nella venuta del Cristo vera luce hai rischiarato le nostre tenebre, guarda con bontà questa tua famiglia, perché possa celebrare con lode unanime la nascita gloriosa del tuo unico Figlio. Amen.                                                                       Dalla Liturgia

dal sussidio CDV della Diocesi di Patti

Papa Francesco all'udienza: fede è anche lottare con Dio

La speranza cristiana non è pia finzione che tutto vada bene. Il rapporto con Dio può essere lamentela e lotta. Da Padre qual è, Dio comprende l'insistenza dei figli. E non delude. Nell'udienza di stamani, in Aula Paolo VIpapa Francesco ha proseguito il ciclo di catechesi dedicato alla speranza. In particolare ha preso spunto dal brano del libro della Genesi su Abramo e sulla promessa di Dio di dargli numerosa discendenza, per quanto lui fosse anziano e la moglie sterile.

Ecco il vero san Francesco, oltre il mito

Nos, qui cum eo fuimus. «Noi, che fummo con lui». È una semplice asserzione, una constatazione. Ma può suonare dura come un’accusa, sonora come una protesta; o semplice, dolce come un ricordo accorato. Anni fa un grande studioso purtroppo scomparso, Raoul Manselli, dedicò a quella pericope uno studio attento, mostrandone l’intenso valore e il profondo significato. Erano i discepoli più stretti di Francesco, quelli che gli erano stati più vicini, a replicare così dal loro appartato esilio, con la loro diretta testimonianza, alle ricostruzioni agiografiche volute dai vertici dell’Ordine e compilate da frati che al Povero d’Assisi si erano aggregati abbastanza tardi, che lo avevano visto da lontano e che, quando si era trattato d’interpretarlo, avevano accolto le direttive dei loro capi e quindi del cardinale protettore dei Fratres Minores, Ugo d’Ostia, divenuto presto papa Gregorio IX. Senza peraltro soddisfare granché quell’energico prelato, poi terribile pontefice.

Il racconto agiografico ancor oggi più noto a proposito di Francesco è la Legenda maior di Bonaventura da Bagnoregio, dotto e autorevole ministro generale dell’Ordine, professore a Parigi e quindi cardinale. Desideroso di "normalizzare" la figura di Francesco, riguardo al quale si raccontavano molte cose – e già il primo biografo, Tommaso da Celano, aveva dovuto riscrivere la sua Vita cercando di adeguarla a quanto si andava dicendo –, Bonaventura ordinò nel capitolo di Parigi del 1266 che tutti gli scritti che narravano la vita del Povero d’Assisi venissero accuratamente scovati e distrutti, dovunque si trovassero: e che da allora in poi Francesco fosse solamente quello descritto "normalizzato" dall’opera che egli aveva redatto. Un lungo oblìo, tuttavia attraversato da fremiti e sussulti, avvolse da allora in poi le voci differenti dalla pagina normativa del grande teologo. L’ordine del quale fu peraltro, come c’era da aspettarsi, nascostamente disatteso.

 

Attribuito a Jan van Eyck, San Francesco riceve le stimmate, particolare, 1395-1401 (WikiCommons)
 

 

Ma a partire dal 1890 il pastore calvinista Paul Sabatier, allievo di Ernest Renan, intraprese una lenta, paziente opera di restauro di quel ch’era stato perduto, disperso, nascosto o negato. Ne nacque la “questione francescana”, che ancor oggi appare senza fine e ch’è tuttora anzitutto ricostruzione di voci soffocate, di carte distrutte, di una verità che pure si era già voluta affermare ventidue anni prima della funesta decisione di Bonaventura, quando nel 1244 frate Leone, segretario e confessore di Francesco, aveva inviato al ministro generale Crescenzio da Iesi la sua “lettera di Greccio”. Da allora, prima del ’66 – o, secondo altri, immediatamente dopo – i vecchi compagni di Francesco dettero voce, nelle opere note come Compilazione di Assisi e Leggenda dei tre compagni, ai loro ricordi. il Francesco che ne usciva era diverso da quello voluto e descritto dal dotto teologo impariginato: non era affatto il fraticello ingenuo e semplice l’immagine del quale avrebbe tuttavia prevalso e che ancor oggi va ostinatamente per la maggiore.

Ma i testimoni emarginati e quasi ridotti al silenzio affermavano qualcosa d’altro: «noi che fummo con lui», «noi che fummo con lui»… Ne emergeva un Francesco diverso, una guida colta ed energica dei suoi, un fratello affettuoso eppure pieno di rigore, un amico e un compagno di lavoro che sapeva comandare e correggere, ma anche comprendere e perdonare.

Quest’“altro” Francesco emerge ora in un libro limpido, pieno d’intensità e di coraggio quanto spoglio di sussiego accademico e di preoccupazioni erudite. In Francesco d’Assisi. La storia negata (Laterza, pp. 228, euro 16), Chiara Mercuri accoglie in modo libero e originale la lezione impartitaci da Arsenio Frugoni nel suo saggio su Arnaldo da Brescia: seguire le varie fonti su un evento o un personaggio una per una, coglierne attentamente la voce specifica anziché mischiarla arbitrariamente con altre per mettere insieme un patchwork che sembri dare un’immagine coerente e unitaria. Solo da un confronto tra testimonianze vagliate una per una con cura può nascere un giudizio sulla loro diversità o complementarità, insomma sulla loro compatibilità. Ma quel che interessa l’Autrice è l’immagine del Padre nella memoria e nell’affetto di quei suoi appartati compagni. Con la scommessa che sia quello più fedele alla verità.

 

Caravaggio, San Francesco d'Assisi, particolare, 1606 circa (WikiCommons)

Otto capitoli corredati da poche note, tutte rigorosamente ed esclusivamente ispirate alle fonti originali; nessuna opera di critica moderna citata, per quanto si avverta senz’ombra di dubbio quanto molte di esse siano ben presenti all’autrice. Una caccia serrata, a tratti affannosa e incalzante eppure serena, alla ricerca di un personaggio evidentemente a lungo non solo studiato ma anche – ebbene, sì – amato. Frate Francesco, che si è battuto per affermare il suo diritto alla libertà e alla povertà, il suo diritto a seguire nudo il Cristo nudo. E Chiara, della quale qui si ribadisce l’energia e l’originalità, la chiarezza e la profondità con le quali ha compreso il suo insegnamento e l’ha fedelmente seguito.

Un consiglio sperimentale. Fate pulizia di qualunque altra cosa abbiate letto e imparato a proposito di Francesco e sforzatevi di recuperarlo fresco e pulito, libero dalle incrostazioni erudite e dalle preoccupazioni dotte, così come ce lo hanno voluto tramandare dal loro emarginato recesso coloro che furono con lui. Non profanate queste nitide pagine con il faticoso untume della critica accademica. Qui si rende un omaggio leale a uomini che hanno vissuto la loro fede seguendo un altro uomo nel quale hanno creduto e l’immagine del quale hanno voluto tramandare intatta a chi non lo ha conosciuto. Come dice Chiara Mercuri, «una lampada resiste accesa». E non è poco, quando scende la notte.

fonte: Avvenire

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