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Il Signore ti dia pace!

Ciccio

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La logica del cristiano? Quella del «dopodomani»

​La logica del cristiano è la “logica del dopodomani” che non si ferma al presente ma guarda con fiducia alla risurrezione della carne. E’ quanto affermato da Francesco nella Messa mattutina a Casa Santa Marta. Il Papa ha messo in guardia da una pietà spiritualistica, ripiegata sull'oggi. Il servizio di Alessandro Gisotti per la Radio Vaticana: 

Il Papa: «Gesù non era un principe, è brutto se i pastori della Chiesa lo sono»

Papa Francesco all’udienza generale sottolinea come Cristo si sia fatto vicino a tutti, in particolare ai più poveri. E avverte: «È brutto per la Chiesa quando i pastori diventano principi, lontani dalla gente, lontani dai più poveri: quello non è lo spirito di Gesù. Lui era un pastore che stava tra la gente, tra i poveri: lavorava tutto il giorno con loro. Non era un principe». 

Papa a Santa Marta: il diavolo vuole dividere la Chiesa

Le divisioni distruggono la Chiesa e il diavolo cerca di attaccare quella che è la radice dell’unità, ovvero la celebrazione eucaristica: lo ha detto Papa Francesco nella Messamattutina a Casa Santa Marta nel giorno in cui la Chiesa fa memoria del Nome di Maria. Il servizio di Sergio Centofanti per Radio vaticana.

Commentando la Lettera di San Paolo ai Corinzi, rimproverati dall’apostolo per i loro litigi, Papa Francesco ha ribadito che “il diavolo ha due armi potentissime per distruggere la Chiesa: le divisioni e i soldi”. E questo è accaduto sin dall’inizio: “divisioni ideologiche, teologiche, che laceravano la Chiesa. Il diavolo semina gelosie, ambizioni, idee, ma per dividere! O semina cupidigia”. E come avviene dopo una guerra “tutto è distrutto. E il diavolo se ne va contento. E noi - ingenui, stiamo al suo gioco”. “E’ una guerra sporca quella delle divisioni – ripete ancora una volta il Papa - è come un terrorismo”, quello delle chiacchiere nelle comunità, quello della lingua che uccide, “butta la bomba, distrugge e rimango”:

“E le divisioni nella Chiesa non lasciano che il Regno di Dio cresca; non lasciano che il Signore si faccia vedere bene, come è Lui. Le divisioni fanno sì che si veda questa parte, quest’altra parte contro di questa e contro di… Sempre contro! Non c’è l’olio dell’unità, il balsamo dell’unità. Ma il diavolo va oltre, non solo nella comunità cristiana, va proprio alla radice dell’unità cristiana. E questo è quello che accade qui, nella città di Corinto, ai Corinzi. Paolo li rimprovera perché le divisioni arrivano proprio, proprio alla radice dell’unità e cioè alla celebrazione eucaristica”.

Nel caso dei Corinzi, vengono fatte divisioni tra i ricchi e i poveri proprio durante la celebrazione eucaristica. Gesù – sottolinea il Papa – “ha pregato il Padre per l’unità. Ma il diavolo cerca di distruggere fino a lì”:

“Io vi chiedo di fare tutto il possibile per non distruggere la Chiesa con le divisioni, siano ideologiche, siano di cupidigia e di ambizione, siano di gelosie. E soprattutto di pregare e custodire la fonte, la radice propria dell’unità della Chiesa, che è il Corpo di Cristo; e che noi – tutti i giorni – celebriamo il suo sacrificio nell’Eucarestia”.

San Paolo parla delle divisioni tra i Corinzi, 2000 anni fa …

“Questo può dirlo Paolo oggi a tutti noi, alla Chiesa d’oggi. ‘Fratelli, in questo, non posso lodarvi, perché vi riunite insieme non per il meglio, ma per il peggio!’. Ma la Chiesa riunita tutta per il peggio, per le divisioni: per il peggio! Per sporcare il Corpo di Cristo nella celebrazione eucaristica! E lo stesso Paolo ci dice, in un altro passo: ‘Chi mangia e beve il Corpo e il Sangue di Cristo indegnamente, mangia e beve la propria condanna’. Chiediamo al Signore l’unità della Chiesa, che non ci siano divisioni. E l’unità anche nella radice della Chiesa, che è proprio il sacrificio di Cristo, che ogni giorno celebriamo”.

Era presente alla celebrazione anche mons. Arturo Antonio Szymanski Ramírez, arcivescovo emerito di San Luis Potosí (Messico), 95 anni il prossimo gennaio. All’inizio dell’omelia il Papa lo ha citato, ricordando che ha partecipato al Concilio Vaticano II e che oggi aiuta in parrocchia. Il Pontefice lo aveva ricevuto in udienza lo scorso 9 settembre.

fonte: Avvenire

Annunciare la verità della risurrezione

Carissime Sorelle,
il Signore vi doni la sua pace!

Ogni anno all’avvicinarsi del mese di agosto mi chiedo che cosa il nostro padre san Francesco voglia che io dica a voi, che egli amava chiamare “Povere Dame”. Egli non ha mai bramato di predicare a voi, come ben sapete, perché si fidava del vostro impegno verso il Vangelo come pure della capacità di guida di Santa Chiara. Questa fiducia resta e io scrivo semplicemente cercando di condividere quanto ho nel cuore e nella mente. Anch’io vi scrivo da fratello premuroso, che valorizza il vostro impegno, che si fida della capacità di guida creativa e affidabile di Santa Chiara e che vuole unirsi a voi nell’onorare questa grande donna. Vorrei iniziare dalla lettera che il Santo Padre Francesco, il nostro papa gesuita-francescano, ha scritto per l’apertura del Giubileo straordinario della misericordia. In questa lettera ci ricorda la continua chiamata alla conversione offertaci dal Padre delle Misericordie. Questa risuona per noi nella descrizione che Santa Chiara ci ha lasciato della sua vocazione come illuminazione a fare penitenza sull’esempio e gli insegnamenti del nostro serafico padre san Francesco (RegCl 6,1). Ella è stata tanto fedele alla sua vocazione che anche in punto di morte ha potuto dire a frate Rinaldo: “Da quando ho conosciuto la grazia del Signore mio Gesù Cristo, nessuna pena mi è stata molesta, nessuna penitenza gravosa, nessuna infermità mi è stata dura, fratello carissimo!” (LegCl 44); ancora oggi la fonte dinamica della nostra vita, come seguaci di Francesco e Chiara, è la consapevolezza della grazia e della misericordia di Dio. 

Nasce la Carta di Leuca nel segno di Don Tonino Bello

È confine e crogiuolo di popoli, religione e culture, spazio commerciale e teatro di conoscenza, luogo di mediazione e laboratorio di una possibile convivenza. Attraversato da mercanti e pirati, santi e soldati, missionari e sognatori impavidi, rappresenta meno dell’uno per cento della superficie marina del globo ma la sua importanza storica è decisamente sproporzionata rispetto alle sue dimensioni fisiche. Ecco ilMar Mediterraneo che da mare nostrum è diventato, negli ultimi anni, mare monstrum con scafisti e trafficanti di uomini che fanno affari sulla carne dei migranti in fuga da conflitti e miserie e che nell’Europa vedono la nuova Terra promessa che non sempre riescono ad abbracciare: partono dalle sponde del Nord Africa e del Medio Oriente in cerca di fortuna e tornano portati dalle onde, mangiati dai pesci. Su queste sponde, sull’isola-simbolo di Lampedusa, nel 2013 è arrivato papa Francesconel primo, programmatico viaggio del pontificato. 

Il perdono genera paradiso

Testo integrale della meditazione del Papa alla Porziuncola

Mi piace ricordare oggi, cari fratelli e sorelle, prima di tutto, le parole che, secondo un’antica tradizione, san Francesco pronunciò proprio qui, davanti a tutto il popolo e ai vescovi: “Voglio mandarvi tutti in paradiso!”. Cosa poteva chiedere di più bello il Poverello di Assisi, se non il dono della salvezza, della vita eterna con Dio e della gioia senza fine, che Gesù ci ha acquistato con la sua morte e risurrezione? 

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