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Il Signore ti dia pace!

Ciccio

Ciccio

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Domenica in Albis

INCONTRO CON LA PAROLA

Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!». Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!». (Gv 20,26-29)

PAROLA E VITA … Signore, credo. Aumenta la mia fede

«Beati quelli che non hanno visto e hanno creduto»: sentiamo rivolta a noi oggi questa beatitudine che è stata quasi estorta a Gesù dal dubbio di Tommaso, dal suo chiedere di vedere e toccare per credere ad un evento così incomprensibile che è la risurrezione. Spesso ci sentiamo molto simili a questo discepolo che fatica a credere alle parole della sua comunità, del suo gruppo di amici credenti: quante volte ci chiediamo vicendevolmente dove è davvero il Signore nella nostra vita travagliata e spesso sofferta! E se i nostri compagni di strada ci dicono che Lui è vicino a noi donando speranza di vita, facciamo fatica a credergli: vorremmo vederlo, toccarlo… Eppure, il segno che Lui ci ha lasciato di questa vicinanza di vita risorta è proprio la compagnia della comunità dei credenti: un po’ scalcagnata, difficile, a volte esaltante e a volte deprimente, ma una chiesa che ci slancia verso Lui, con la quale condividiamo la fede nel Dio che fa risorgere dalla morte. 

Non abbiamo visto, ma, insieme, crediamo: che Cristo è vicino ed è il Vivente. (Sr Federica, Orsoline)

PREGHIAMO INSIEME

Signore Gesù, tu sei con noi,
vivo e vero, nell’Eucaristia.

Signore, accresci la nostra fede.

Signore, donaci una fede che ama.

Tu che ci vedi, tu che ci ascolti,
tu che ci parli: illumina la nostra mente
perché crediamo di più; riscalda il nostro cuore
perché ti amiamo di più!

La tua presenza, mirabile e sublime
ci attragga, ci afferri, ci conquisti.

Signore, donaci una fede più grande.

Signore, donaci una fede più viva.

(Giovanni Paolo II)

IMPEGNO DEL GIORNO

Al termine di questo periodo di preghiera in famiglia decido di prendere il Vangelo e di metterlo nel cassetto del comodino e ogni sera prima di addormentarmi di leggere una pagina.

Il confessionale non è una tintoria, serve la vergogna del peccato

Essere perdonati e perdonare: un mistero difficile da capire. Servono preghiera, pentimento e vergogna. E’ quanto affermato da Papa Francesco nella Messa mattutina a Casa Santa Marta. Il Pontefice ha ribadito l’importanza di essere coscienti della meraviglia che Dio compie in noi con la sua misericordia, per poterla poi esercitare con gli altri e ha messo in guardia dall'ipocrisia di "rubare un finto perdono" nel confessionale.

Il perdono è un “mistero difficile da capire”. Il Papa svolge la sua omelia ripercorrendo la Parola del giorno con cui, dice, la Chiesa ci fa “entrare in questo mistero”, la grande “opera di misericordia di Dio”.

La grazia della vergogna, primo passo verso il mistero del perdono
E il “primo passo”, spiega Francesco, è la “vergogna” dei propri peccati, una “grazia” che non possiamo “ottenere da soli”. E’ capace di provarla il “popolo di Dio” triste e umiliato dalle sue colpe, come narra nella prima Lettura il profeta Daniele; mentre il protagonista del Vangelo di oggi non riesce a farlo. Si tratta del servo che il padrone perdona nonostante i grandi debiti, ma che a sua volta poi è incapace di perdonare i suoi debitori. “Non ha capito il mistero del perdono”, sottolinea Francesco, riportando i fedeli alla quotidianità: “Se io domando: ‘Ma tutti voi siete peccatori?’ – ‘Sì, padre, tutti’ –‘E per avere il perdono dei peccati?’- ‘Ci confessiamo’ – ‘E come vai a confessarti?’- ‘Ma, io vado, dico i miei peccati, il prete mi perdona, mi dà tre Ave Maria da pregare e poi torno in pace’. Tu non hai capito! Tu soltanto sei andato al confessionale a fare un’operazione bancaria a fare una pratica di ufficio. Tu non sei andato vergognato lì di quello che hai fatto. Hai visto alcune macchie nella tua coscienza e hai sbagliato perché hai creduto che il confessionale fosse una tintoria per chiudere le macchie. Sei stato incapace di vergognarti dei tuoi peccati”

Nel confessionale non rubare un perdono finto, ma essere coscienti della misericordia divina 
Dunque il perdono ricevuto da Dio, la “meraviglia che ha fatto nel tuo cuore” prosegue il Papa, deve poter “entrare nella coscienza”, altrimenti “esci, trovi un amico, un’amica e incominci a sparlare di un altro, e continui a peccare”. ”Soltanto io posso perdonare se mi sento perdonato”: “Se tu non hai coscienza di essere perdonato mai potrai perdonare, mai. Sempre c’è quell’atteggiamento di voler fare i conti con gli altri. Il perdono è totale. Ma soltanto si può fare quando io sento il mio peccato, mi vergogno, ho vergogna e chiedo il perdono a Dio e mi sento perdonato dal Padre e così posso perdonare. Se no, non si può perdonare, ne siamo incapaci. Per questo il perdono è un mistero”.

Il servo, protagonista del Vangelo, sottolinea ancora il Papa, ha la sensazione di “essersela cavata”, di essere stato “furbo”, invece non ha capito la "generosità del padrone". E quante volte, afferma Francesco, "uscendo dal confessionale sentiamo questo, sentiamo che ce la siamo cavata", questo non è ricevere il perdono, rimarca, ma è "l’ipocrisia di rubare un perdono, un perdono finto”:

Perdonare sempre e con generosità
“Chiediamo oggi al Signore la grazia di capire questo ‘settanta volte sette’. Chiediamo la grazia della vergogna davanti a Dio. E’ una grande grazia! Vergognarsi dei propri peccati e così ricevere il perdono e la grazia della generosità di darlo agli altri perché se il Signore mi ha perdonato tanto, chi sono io per non perdonare?”.

fonte: Avvenire

 

Papa Francesco: la risurrezione è una realtà certa

"La nostra risurrezione e quella dei cari defunti non è una cosa che potrà avvenire oppure no, ma è una realtà certa, in quanto radicata nell'evento della risurrezione di Cristo". Sono queste le parole di Papa Francesco, pronunciate nella catechesi all'Udienza Generale di oggi. "Ogni volta che ci troviamo di fronte alla nostra morte, o a quella di una persona cara, sentiamo - ha rilevato - che la nostra fede viene messa alla prova"."Tutti abbiamo un pò di paura della morte, un uomo anziano mi ha detto: non ho paura della morte, ho un pò di paura di vederla venire", ha raccontato Francesco ai fedeli che gremivano l'Aula Nervi. "Davanti alla morte emergono - ha osservato - tutti i nostri dubbi, tutta la nostra fragilità, e ci chiediamo: 'Davvero ci sarà la vita dopo la morte? Potrò ancora vedere e riabbracciare le persone che ho amato?'. Questa domanda me l'ha fatta una signora durante un'udienza".

Papa Francesco: la speranza cristiana è qualcosa che è, non qualcosa che vogliamo

"Si dice - ha continuato Papa Francesco -'spero che domani faccia bel tempo', ma sappiamo che il giorno dopo può fare brutto tempo". Invece la speranza cristiana si basa sulla certezza che si realizzi: "C'è - ha esemplificato indicando la fine dell'Aula - la porta lì. Cosa debbo fare? Camminare verso la porta". In merito, il Pontefice ha citato il testo più antico del Nuovo Testamento, la Lettera di Paolo ai Tessalonicesi che spiega: "Dopo la morte per sempre saremo con il Signore. Gesù è morto per noi perché, sia che vegliamo sia che dormiamo, viviamo insieme con lui". Secondo Francesco "queste parole sono sempre motivo di grande consolazione e di pace". "Anche noi, nel contesto attuale, abbiamo bisogno - ha scandito - di ritornare alla radice e alle fondamenta della nostra fede, così da prendere coscienza di quanto Dio ha operato per noi in Cristo Gesù". La speranza cristiana, insomma, è in "qualcosa che è, non in qualcosa che io voglia che sia". "Chiediamo allora al Signore - ha esortato infine - di educare il nostro cuore alla speranza nella risurrezione, cosìche possiamo imparare a vivere nell'attesa certa dell'incontro con Lui e con tutti i nostri cari".

Imparare la speranza dalle donne incinte e dai poveri

Quando una donna si accorge che è incinta, ogni giorno impara a vivere nell'attesa di vedere lo sguardo di quel bambino che verrà. Anche noi: dobbiamo imparare di queste attese umane e vivere nell'attesa di guardare il Signore, di trovare il Signore. E questo non è facile, ma si impara". Papa Francesco ha aggiunto a braccio queste parole alla catechesi preparata per l'Udienza Generale di oggi. "Questo però - ha spiegato - implica un cuore umile, povero. Solo un povero sa attendere. Chi è già pieno di sè e dei suoi averi, non sa riporre la propria fiducia in nessun altro se non in sè stesso". "Noi cristiani siamo uomini e donne di speranza", ma "quando si parla di speranza, possiamo essere portati - ha osservato il Papa - ad intenderla secondo l'accezione comune del termine, vale a dire in riferimento a qualcosa di bello che desideriamo, ma che può realizzarsi oppure no... La speranza cristiana non è così. La speranza cristiana è l'attesa di qualcosa che già è stato compiuto e che certamente si realizzerà per ciascuno di noi". "Sperare quindi - ha concluso il Papa - significa imparare a vivere nell'attesa".

Il Papa ai fedeli del Medio Oriente: non lasciatevi rubare la speranza

"Cari fratelli e sorelle, la speranza cristiana è una virtù umile e forte che ci sostiene e non ci fa annegare nelle tante difficoltà della vita; essa è fonte di gioia e dà pace al nostro cuore. Non lasciatevi rubare la speranza! Il Signore vi benedica!". Papa Francesco si è rivolto così in Aula Nervi "ai pellegrini di lingua araba, in particolare a quelli provenienti dal Medio Oriente".

fonte: Avvenire

«La vita cristiana è lotta quotidiana contro le tentazioni»

Gesù e la folla. Nella Messa a Santa Marta, Papa Francesco si è soffermato sul brano del Vangelo del giorno che narra della grande folla che seguiva Gesù con entusiasmo e che veniva da tutte le parti. Lo scrive Alessandro Gisotti di Radio Vaticana. “Perché veniva questa folla?”, si domanda il Papa. Il Vangelo racconta che c’erano “ammalati che cercavano di guarire”. Ma c’erano anche persone a cui piaceva “sentire Gesù, perché parlava non come i loro dottori, ma parlava con autorità” e “questo toccava il cuore”. Questa folla “veniva spontaneamente”, ha commentato con amara ironia, “non la portavano nei bus, come abbiamo visto tante volte quando si organizzano manifestazioni e tanti devono andare lì per ‘verificare’ la presenza, per non perdere poi il posto di lavoro”.

Presentato il libro "O Meravigliato" di Padre Filippo Lucarelli

Mercoledì 4 gennaio 2017 nella Chiesa Madre di San Bartolomeo in Galdo è stato presentato alla comunità il libro di Padre Filippo Lucarelli: 'O Meravigliato.

Sono intervenuti il Sub-Commissario Prefettizio Dott. Fiorentino Boniello, il nostro parroco Mons. Franco Iampietro, il Presidente dei Frati Minori d’Europa M.R.P. Sabino Iannuzzi,  con la preziosa moderazione del giornalista Celestino Agostinelli.

Giovedì 29 dicembre 2016

San Tommaso Becket, vescovo e martire

Liturgia della Parola

1Gv 2,3-11; Sal 95; Lc 2,22-35

La Parola del Signore

…è ascoltata

Quando venne il tempo della loro purificazione secondo la Legge di Mosè, portarono il bambino a Gerusalemme per offrirlo al Signore, come è scritto nella Legge del Signore: «Ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore»; e per offrire in sacrificio una coppia di tortore o di giovani colombi, come prescrive la Legge del Signore. Ora a Gerusalemme c’era un uomo di nome Simeone, uomo giusto e timorato di Dio, che aspettava il conforto d’Israele; lo Spirito Santo che era su di lui, gli aveva preannunziato che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Messia del Signore. Mosso dunque dallo Spirito, si recò al tempio; e mentre i genitori vi portavano il bambino Gesù per adempiere la Legge, lo prese tra le braccia e benedisse Dio: «Ora lascia, o Signore, che il tuo servo vada in pace secondo la tua parola; perché i miei occhi han visto la tua salvezza, preparata da te davanti a tutti i popoli, luce per illuminare le genti e gloria del tuo popolo Israele». Il padre e la madre di Gesù si stupivano delle cose che si dicevano di lui. Simeone li benedisse e parlò a Maria, sua madre: «Egli è qui per la rovina e la risurrezione di molti in Israele, segno di contraddizione perché siano svelati i pensieri di molti cuori. E anche a te una spada trafiggerà l’anima».

…è meditata

Egli è qui... segno di contraddizione – Gesù è stato offerto al Padre; il Padre risponde inviando la forza del suo Spirito al vecchio Simeone e questi profetizza che nel bambino è la salvezza e la luce delle genti. Ma, nello stesso tempo, è segno di contraddizione, che ha sul Calvario la sua piena manifestazione e culmine. D’ora in poi di fronte a lui gli uomini si divideranno: o lo accetteranno o lo respingeranno.

preghiera evangelica

Signore Gesù, tu hai voluto essere presentato al Padre come un qualsiasi primogenito del tuo popolo, e nello stesso tempo hai voluto essere riconosciuto come messia da un vecchio che sapeva essere aperto alle ispirazioni dello Spirito. Dona anche a noi quel medesimo Spirito, perché i nostri occhi vedano la tua salvezza e le nostre labbra ti benedicano di fronte a tutti i popoli, ora e sempre nei secoli dei secoli.

«ProVocazione»

Cristo è presente in modo particolare nella storia del popolo d’Israele, il popolo dell’Alleanza. Questa storia è specificatamente caratterizzata dall’attesa di un messia, un re ideale, consacrato da Dio, che avrebbe realizzato pienamente le promesse del Signore. A mano a mano che questo orientamento si veniva delineando, Cristo rivelava progressivamente il proprio volto di Messia promesso ed atteso, lasciandone intravedere anche tratti di acuta sofferenza sullo sfondo di una morte violenta (cfr. Is 53,8). Di fatto, l’avveramento storico delle profezie con lo scandalo della croce mise radicalmente in crisi una certa immagine messianica, consolidata in una parte del popolo ebraico, che aspettava un liberatore piuttosto politico, apportatore di autonomia nazionale e di benessere materiale.

San Giovanni Paolo II, Roma, 3 dicembre 1997

Riflessione personale


…è pregata

 

Dio invisibile ed eterno, che nella venuta del Cristo vera luce hai rischiarato le nostre tenebre, guarda con bontà questa tua famiglia, perché possa celebrare con lode unanime la nascita gloriosa del tuo unico Figlio. Amen.                                                                       Dalla Liturgia

dal sussidio CDV della Diocesi di Patti

Papa Francesco all'udienza: fede è anche lottare con Dio

La speranza cristiana non è pia finzione che tutto vada bene. Il rapporto con Dio può essere lamentela e lotta. Da Padre qual è, Dio comprende l'insistenza dei figli. E non delude. Nell'udienza di stamani, in Aula Paolo VIpapa Francesco ha proseguito il ciclo di catechesi dedicato alla speranza. In particolare ha preso spunto dal brano del libro della Genesi su Abramo e sulla promessa di Dio di dargli numerosa discendenza, per quanto lui fosse anziano e la moglie sterile.

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