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Il Signore ti dia pace!

Stampa Cattolica

Stampa Cattolica (79)

Notizie dalla Stampa Cattolica

Ecco il vero san Francesco, oltre il mito

Nos, qui cum eo fuimus. «Noi, che fummo con lui». È una semplice asserzione, una constatazione. Ma può suonare dura come un’accusa, sonora come una protesta; o semplice, dolce come un ricordo accorato. Anni fa un grande studioso purtroppo scomparso, Raoul Manselli, dedicò a quella pericope uno studio attento, mostrandone l’intenso valore e il profondo significato. Erano i discepoli più stretti di Francesco, quelli che gli erano stati più vicini, a replicare così dal loro appartato esilio, con la loro diretta testimonianza, alle ricostruzioni agiografiche volute dai vertici dell’Ordine e compilate da frati che al Povero d’Assisi si erano aggregati abbastanza tardi, che lo avevano visto da lontano e che, quando si era trattato d’interpretarlo, avevano accolto le direttive dei loro capi e quindi del cardinale protettore dei Fratres Minores, Ugo d’Ostia, divenuto presto papa Gregorio IX. Senza peraltro soddisfare granché quell’energico prelato, poi terribile pontefice.

Il racconto agiografico ancor oggi più noto a proposito di Francesco è la Legenda maior di Bonaventura da Bagnoregio, dotto e autorevole ministro generale dell’Ordine, professore a Parigi e quindi cardinale. Desideroso di "normalizzare" la figura di Francesco, riguardo al quale si raccontavano molte cose – e già il primo biografo, Tommaso da Celano, aveva dovuto riscrivere la sua Vita cercando di adeguarla a quanto si andava dicendo –, Bonaventura ordinò nel capitolo di Parigi del 1266 che tutti gli scritti che narravano la vita del Povero d’Assisi venissero accuratamente scovati e distrutti, dovunque si trovassero: e che da allora in poi Francesco fosse solamente quello descritto "normalizzato" dall’opera che egli aveva redatto. Un lungo oblìo, tuttavia attraversato da fremiti e sussulti, avvolse da allora in poi le voci differenti dalla pagina normativa del grande teologo. L’ordine del quale fu peraltro, come c’era da aspettarsi, nascostamente disatteso.

 

Attribuito a Jan van Eyck, San Francesco riceve le stimmate, particolare, 1395-1401 (WikiCommons)
 

 

Ma a partire dal 1890 il pastore calvinista Paul Sabatier, allievo di Ernest Renan, intraprese una lenta, paziente opera di restauro di quel ch’era stato perduto, disperso, nascosto o negato. Ne nacque la “questione francescana”, che ancor oggi appare senza fine e ch’è tuttora anzitutto ricostruzione di voci soffocate, di carte distrutte, di una verità che pure si era già voluta affermare ventidue anni prima della funesta decisione di Bonaventura, quando nel 1244 frate Leone, segretario e confessore di Francesco, aveva inviato al ministro generale Crescenzio da Iesi la sua “lettera di Greccio”. Da allora, prima del ’66 – o, secondo altri, immediatamente dopo – i vecchi compagni di Francesco dettero voce, nelle opere note come Compilazione di Assisi e Leggenda dei tre compagni, ai loro ricordi. il Francesco che ne usciva era diverso da quello voluto e descritto dal dotto teologo impariginato: non era affatto il fraticello ingenuo e semplice l’immagine del quale avrebbe tuttavia prevalso e che ancor oggi va ostinatamente per la maggiore.

Ma i testimoni emarginati e quasi ridotti al silenzio affermavano qualcosa d’altro: «noi che fummo con lui», «noi che fummo con lui»… Ne emergeva un Francesco diverso, una guida colta ed energica dei suoi, un fratello affettuoso eppure pieno di rigore, un amico e un compagno di lavoro che sapeva comandare e correggere, ma anche comprendere e perdonare.

Quest’“altro” Francesco emerge ora in un libro limpido, pieno d’intensità e di coraggio quanto spoglio di sussiego accademico e di preoccupazioni erudite. In Francesco d’Assisi. La storia negata (Laterza, pp. 228, euro 16), Chiara Mercuri accoglie in modo libero e originale la lezione impartitaci da Arsenio Frugoni nel suo saggio su Arnaldo da Brescia: seguire le varie fonti su un evento o un personaggio una per una, coglierne attentamente la voce specifica anziché mischiarla arbitrariamente con altre per mettere insieme un patchwork che sembri dare un’immagine coerente e unitaria. Solo da un confronto tra testimonianze vagliate una per una con cura può nascere un giudizio sulla loro diversità o complementarità, insomma sulla loro compatibilità. Ma quel che interessa l’Autrice è l’immagine del Padre nella memoria e nell’affetto di quei suoi appartati compagni. Con la scommessa che sia quello più fedele alla verità.

 

Caravaggio, San Francesco d'Assisi, particolare, 1606 circa (WikiCommons)

Otto capitoli corredati da poche note, tutte rigorosamente ed esclusivamente ispirate alle fonti originali; nessuna opera di critica moderna citata, per quanto si avverta senz’ombra di dubbio quanto molte di esse siano ben presenti all’autrice. Una caccia serrata, a tratti affannosa e incalzante eppure serena, alla ricerca di un personaggio evidentemente a lungo non solo studiato ma anche – ebbene, sì – amato. Frate Francesco, che si è battuto per affermare il suo diritto alla libertà e alla povertà, il suo diritto a seguire nudo il Cristo nudo. E Chiara, della quale qui si ribadisce l’energia e l’originalità, la chiarezza e la profondità con le quali ha compreso il suo insegnamento e l’ha fedelmente seguito.

Un consiglio sperimentale. Fate pulizia di qualunque altra cosa abbiate letto e imparato a proposito di Francesco e sforzatevi di recuperarlo fresco e pulito, libero dalle incrostazioni erudite e dalle preoccupazioni dotte, così come ce lo hanno voluto tramandare dal loro emarginato recesso coloro che furono con lui. Non profanate queste nitide pagine con il faticoso untume della critica accademica. Qui si rende un omaggio leale a uomini che hanno vissuto la loro fede seguendo un altro uomo nel quale hanno creduto e l’immagine del quale hanno voluto tramandare intatta a chi non lo ha conosciuto. Come dice Chiara Mercuri, «una lampada resiste accesa». E non è poco, quando scende la notte.

fonte: Avvenire

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Annunciare la verità della risurrezione

Carissime Sorelle,
il Signore vi doni la sua pace!

Ogni anno all’avvicinarsi del mese di agosto mi chiedo che cosa il nostro padre san Francesco voglia che io dica a voi, che egli amava chiamare “Povere Dame”. Egli non ha mai bramato di predicare a voi, come ben sapete, perché si fidava del vostro impegno verso il Vangelo come pure della capacità di guida di Santa Chiara. Questa fiducia resta e io scrivo semplicemente cercando di condividere quanto ho nel cuore e nella mente. Anch’io vi scrivo da fratello premuroso, che valorizza il vostro impegno, che si fida della capacità di guida creativa e affidabile di Santa Chiara e che vuole unirsi a voi nell’onorare questa grande donna. Vorrei iniziare dalla lettera che il Santo Padre Francesco, il nostro papa gesuita-francescano, ha scritto per l’apertura del Giubileo straordinario della misericordia. In questa lettera ci ricorda la continua chiamata alla conversione offertaci dal Padre delle Misericordie. Questa risuona per noi nella descrizione che Santa Chiara ci ha lasciato della sua vocazione come illuminazione a fare penitenza sull’esempio e gli insegnamenti del nostro serafico padre san Francesco (RegCl 6,1). Ella è stata tanto fedele alla sua vocazione che anche in punto di morte ha potuto dire a frate Rinaldo: “Da quando ho conosciuto la grazia del Signore mio Gesù Cristo, nessuna pena mi è stata molesta, nessuna penitenza gravosa, nessuna infermità mi è stata dura, fratello carissimo!” (LegCl 44); ancora oggi la fonte dinamica della nostra vita, come seguaci di Francesco e Chiara, è la consapevolezza della grazia e della misericordia di Dio. 

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Nasce la Carta di Leuca nel segno di Don Tonino Bello

È confine e crogiuolo di popoli, religione e culture, spazio commerciale e teatro di conoscenza, luogo di mediazione e laboratorio di una possibile convivenza. Attraversato da mercanti e pirati, santi e soldati, missionari e sognatori impavidi, rappresenta meno dell’uno per cento della superficie marina del globo ma la sua importanza storica è decisamente sproporzionata rispetto alle sue dimensioni fisiche. Ecco ilMar Mediterraneo che da mare nostrum è diventato, negli ultimi anni, mare monstrum con scafisti e trafficanti di uomini che fanno affari sulla carne dei migranti in fuga da conflitti e miserie e che nell’Europa vedono la nuova Terra promessa che non sempre riescono ad abbracciare: partono dalle sponde del Nord Africa e del Medio Oriente in cerca di fortuna e tornano portati dalle onde, mangiati dai pesci. Su queste sponde, sull’isola-simbolo di Lampedusa, nel 2013 è arrivato papa Francesconel primo, programmatico viaggio del pontificato. 

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