Il pensiero di Papa Francesco

Maria ha detto il suo “sì” a Dio, un “sì” che ha sconvolto la sua umile esistenza di Nazaret, ma non è stato l’unico, anzi è stato solo il primo di tanti “sì” pronunciati nel suo cuore nei suoi momenti gioiosi, come pure in quelli di dolore, tanti “sì” culminati in quello sotto la Croce. Oggi, qui ci sono tante mamme; pensate fino a che punto è arrivata la fedeltà di Maria a Dio: vedere il suo unico Figlio sulla Croce. La donna fedele, in piedi, distrutta dentro, ma fedele e forte. E io mi domando: sono un cristiano “a singhiozzo”, o sono un cristiano sempre? La cultura del provvisorio, del relativo entra anche nel vivere la fede. Dio ci chiede di essergli fedeli, ogni giorno, nelle azioni quotidiane e aggiunge che, anche se a volte non gli siamo fedeli, Lui è sempre fedele e con la sua misericordia non si stanca di tenderci la mano per risollevarci, di incoraggiarci a riprendere il cammino, di ritornare a Lui e dirgli la nostra debolezza perché ci doni la sua forza. E questo è il cammino definitivo: sempre col Signore, anche nelle nostre debolezze, anche nei nostri peccati. Mai andare sulla strada del provvisorio. Questo ci uccide. La fede è fedeltà definitiva, come quella di Maria.

In ascolto di Don Tonino Bello

Santa Maria, donna coraggiosa,
tu non ti sei rassegnata a subire l’esistenza.
Hai combattuto.
Hai affrontato gli ostacoli a viso aperto.
Hai reagito di fronte alle difficoltà personali e ti sei ribellata
Alle ingiustizie sociali del tuo tempo.
Non sei stata, cioè, quella donna
tutta casa e chiesa
che certe immagini devozionali vorrebbero farci passare.
Sei scesa sulla strada
e ne hai affrontato i pericoli,
con la consapevolezza che i tuoi privilegi
di madre di Dio non ti avrebbero
offerto isole pedonali capaci di preservarti
dal traffico violento della vita.

Perciò, santa Maria, donna coraggiosa,
tu che nelle tre ore di agonia sotto la croce
hai assorbito come una spugna le afflizioni
di tutte le madri della terra,
prestaci un po’ della tua fortezza.
Nel nome di Dio, vendicatore dei poveri,
alimenta i moti di ribellione di chi si vede
calpestato nella sua dignità.
Alleggerisci le pene
di tutte le vittime dei soprusi.
E conforta il pianto nascosto di tante donne che,
nell’intimità della casa,
vengono sistematicamente oppresse
dalla prepotenza del maschio.

Ma ispira anche le madri lacerate negli affetti
dai sistemi di forza e dalle ideologie di potere.
Tu, simbolo delle donne irriducibili
alla logica della violenza,
guida i passi delle “madri coraggio”
perché scuotano l’omertà
di tanti complici silenzi.
E quando suona la diana di guerra,
convoca tutte le figlie di Eva
perché si mettano sulla porta di casa
e impediscano ai loro uomini di uscire,
armati come Caino, ad ammazzare il fratello.
Aiutaci a portare il fardello
delle tribolazioni quotidiane,
non con l’anima dei disperati,
ma con serenità di chi sa di essere custodito
nel cavo della mano di Dio.
E se ci sfiora la tentazione di farla finita
perché non ce la facciamo più,
mettiti accanto a noi.
Siediti sui nostri sconsolati marciapiedi.
Ripetici parole di speranza.

E allora, confortati dal tuo respiro,
ti invocheremo con la preghiera più antica
che sia stata scritta in tuo onore:
“Sotto la tua protezione cerchiamo rifugio,
santa Madre di Dio;
non disprezzare noi che siamo nella prova,
e liberaci da ogni pericolo,
o Vergine gloriosa e benedetta”.
Così sia.

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