Molti sono i modi per giungere alla semplicità del rapporto con se stessi e con gli altri; per me il modo migliore è camminare, partire con uno zaino in spalla che contiene tutta la mia vita, ridurre al minimo le esigenze, essere aperto a ciò che incontro lungo la strada, vivere il presente.
In cammino sulle strade dell'UmbriaCosì un giorno d’agosto, insieme al mio amico Luciano, mi sono ritrovato a ripercorrere i passi che, 800 anni prima, hanno condotto il Poverello d’Assisi dal monte La Verna a Poggio Bustone.
Intraprendere un viaggio di tal sorta significa dimenticare: imbarchi e scali, check-in e shopping, collanine e souvenir in palle di vetro con neve finta.
Il viaggio a piedi non è solo un percorso che un uomo fa attraverso un luogo, ma è anche il luogo stesso che percorre il tuo cuore, la tua anima, il tuo spirito.
Il viaggio a piedi è fatto da te, dal tuo zaino e dal sentiero. Ognuna di queste tre cose è un universo a sé stante.
Nello zaino devi sintetizzare tutta la tua vita. In 9 kg devi riuscire a farci entrare gli abiti, la biancheria, gli asciugamani, il letto, il kit sanitario e quello per l’igiene, un libro, una penna, un diario, un tetto.
Il sentiero può essere irto, stretto, invaso dalle ortiche e dai rovi.
Infine ci sei tu, col tuo fiato corto, con l’acido lattico che si accumula inesorabilmente nei polpacci, con le tue scelte scellerate, tipo iniziare una tappa da 30 km con solo mezzo litro d’acqua, confidando di trovare fontane o punti di ristoro che invece non troverai mai, ci sei tu con la tua forza di volontà e la tua voglia di non mollare.
Un viaggio a piedi è un viaggio vero.
In autobus siamo arrivati al Santuario di La Verna, dove abbiamo presentato la nostra “Charta peregrini viae Francisci” all’inesauribile Suor Priscilla, la quale dopo averci accolti con un incoraggiante: “Il Signore vi benedica”, ci ha indirizzati al nostro alloggio.
Dopo esserci rinfrescati un po’ e aver depositato gli zaini in stanza, siamo tornati al Santuario per visitare il luogo ove Francesco ricevette le stimmate il 14 settembre del 1224. Dante così cantò quell’espisodio: “nel crudo sasso intra Tevero e Arno/da Cristo prese l’ultimo sigillo/che le sue membra due anni portarno”. La partecipazione all’ufficio di compieta insieme ai frati ha chiuso la nostra giornata.
La mattina eravamo pronti ed ansiosi di iniziare il nostro pellegrinaggio. Cerbaiolo, Sansepolcro, Città di Castello, Gubbio, Biscina e Assisi, ove a Santa Maria degli Angeli, mentre cercavamo l’ostello della Perfetta Letizia, abbiamo incontrato il nostro compaesano Antonio Ricci che con grande disponibilità ci ha fatto da cicerone nella visita dei luoghi francescani.
Spesso abbiamo dormito in conventi, ma in genere tutti quelli che ci hanno alloggiato hanno preteso poco e offerto oltre al pasto e a un posto per dormire molto altro (accoglienza, cortesia, cure, consigli, suggerimenti) alla faccia dei Grand Hotel.
Questo è il resoconto stringato del viaggio. Non si può raccontare tutto; o meglio si potrebbe, ma dovremmo descrivere una per una le ripide colline, i sentieri scoscesi, le valli e gli scorci, i ruscelli, e poi il cielo e il sole; le serate a chiacchierare e soprattutto le persone che abbiamo incontrato: qualcuna da dimenticare, ma tante da portare con noi nella memoria: ad esempio alcuni pellegrini viennesi ed una giovanissima pellegrina di Lecco; oppure Chiara che ci ha dato conforto e due pacchi di biscotti; oppure… e la lista prosegue.
Il prossimo anno si riparte, cominciate ad allenarvi.
 
Buon cammino a tutti,
Servius peregrinus

 

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