È confine e crogiuolo di popoli, religione e culture, spazio commerciale e teatro di conoscenza, luogo di mediazione e laboratorio di una possibile convivenza. Attraversato da mercanti e pirati, santi e soldati, missionari e sognatori impavidi, rappresenta meno dell’uno per cento della superficie marina del globo ma la sua importanza storica è decisamente sproporzionata rispetto alle sue dimensioni fisiche. Ecco ilMar Mediterraneo che da mare nostrum è diventato, negli ultimi anni, mare monstrum con scafisti e trafficanti di uomini che fanno affari sulla carne dei migranti in fuga da conflitti e miserie e che nell’Europa vedono la nuova Terra promessa che non sempre riescono ad abbracciare: partono dalle sponde del Nord Africa e del Medio Oriente in cerca di fortuna e tornano portati dalle onde, mangiati dai pesci. Su queste sponde, sull’isola-simbolo di Lampedusa, nel 2013 è arrivato papa Francesconel primo, programmatico viaggio del pontificato.

In questo mare affascinante e tribolato, Santa Maria di Leuca sta nel mezzo, è crocevia geografico che abbraccia Oriente e Occidente. Da secoli, osserva e custodisce il genius loci del mare nostrum: la regione dove convivono fin dai loro inizi le tre religioni abramitiche (Ebraismo, Cristianesimo, Islam), plasmando la storia dell’intera area. Il sogno poi sfumato dei Romani che avevano creato un Mediterraneo politicamente unificato. L’esperimento della Spagna musulmana (“al-Andalus”) e di città come Cordova, dove per lunghi periodi le tre religioni monoteistiche e i diversi gruppi etnici riuscirono a coesistere. Si può affermare che quell’ideale romantico di coabitazione non è privo di una base reale. Ed è importantissimo tenerlo vivo, poiché oggi nella maggior parte delle città da una sponda all’altra del Mediterraneo la coesistenza pacifica non è certo la norma e si alzano sinistre le voci di chi evoca lo scontro di civiltà e improbabili guerre di religione. La Carta di Leuca è un mezzo per tenere vivo questo sogno. A sottoscriverla, il 14 agosto, settanta ragazzi provenienti da vari Paesi d’Europa e da quelli che si affacciano sul Mediterraneo al termine del pellegrinaggio notturno dalla tomba di don Tonino Bello, ad Alessano, a Santa Maria di Leuca.

Don Tonino Bello, le cui spoglie si trovano nel cimitero di Alessano (Lecce), vicino a Santa Maria di Leuca

Don Tonino Bello, le cui spoglie si trovano nel cimitero di Alessano (Lecce), vicino a Santa Maria di Leuca

COSA DICE LA #CARTADILEUCA

«Dichiariamo», si legge nella Carta che è anche un appello ai governanti, «la nostra volontà a contribuire per custodire, ricostruire e collegare ponti che colleghino i Paesi del Mediterraneo in una grande Arca di Pace, tenda dei figli di un’unica umanità, discendenza della stessa famiglia di Abramo». L’impegno è triplice. Ci sono ponti da «custodire» in nome della «comune cultura mediterranea, nella quale la sapienza ha sempre abbracciato l’esperienza, gli ideali si sono sempre misurati con il rispetto reciproco e il progresso è sempre stato frutto della terra, custodita con laboriosità e fedeltà».
Ci sono ponti da «ricostruire» affinché «si realizzino politiche di integrazione, nella logica della convivialità della differenza, perché – navigando per secoli nel Mediterraneo – i nostri padri ci hanno mostrato l’arricchente possibilità di scambiare il proprium per fare esperienza del nostrum: tutti più arricchiti dalla condivisione di ciò che rende unico ciascun popolo e ciascuna persona» e vengano «colmati i fossati della globalizzazione dell’indifferenza e costruiti i ponti della solidarietà globalizzata!». 
Ci sono, infine, ponti da «collegare» per attuare politiche comuni di pace e di solidarietà, mettendo fine alla «commercializzazione delle armi», attuando «iniziative di micro-credito e di scambio imprenditoriale per giovani che voglio costruirsi un futuro nel loro paese senza essere costretti a emigrare» e incrementando «iniziative come i recenti corridoi umanitari per i rifugiati per rompere i legami con ogni tipo di criminalità che fa della migrazione un vergognoso guadagno». Il documento si conclude con un sogno: «Diventare ponti viventi di pace, scegliendo di esserne costruttori nella vita di ogni giorno, seguendo l’esempio di don Tonino Bello, profeta e testimone di pace».

Il logo dell'iniziativa con il faro simbolo di Santa Maria di Leuca

Il logo dell’iniziativa con il faro simbolo di Santa Maria di Leuca

IL PROGRAMMA DELL’EVENTO

La Carta di Leuca nasce per iniziativa del Parco culturale ecclesiale De Finibus Terrae delladiocesi di Ugento – Santa Maria di Leucainsieme alla Regione Puglia e alla Comunità di Sant’Egidio e in collaborazione con Focsiv, Fondazione Don Tonino Bello, Pax Christi.
Ricco il programma d’incontri nei quali dall’11 al 14 agosto nel Salento si rifletterà su questi temi con illustri ospiti. L’11 agosto aprono il presidente della Regione Puglia Michele Emiliano (relazione su La Puglia, ponte naturale tra Europa e Mediterraneo) e il vescovo di Ugento-Santa Maria di Leuca, Vito Angiuli (Costruttori di ponti, per una diplomazia del dialogo alla scuola di don Tonino Bello). Il 12 spazio a Gianfranco Cattai, presidente nazionale di Focsiv, su Il Mediterraneo abbraccio naturale di popoli, e  a monsignorGiovanni Ricchiuti, presidente nazionale di Pax Christi, che terrà una relazione su L’unica famiglia di Abramo e il sogno di Isaia. Il 13 agosto l’intervento di Alberto Quattrucci della Comunità di Sant’Egidio sullo spirito di Assisi e la strategia del dialogo nella costruzione della pace.

fonte: Famiglia Cristiana

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