Dalla Congregazione per la dottrina per la fede una lettera a tutti i vescovi: l’uomo non può salvarsi da solo, no al neopelagianesimo e all’agnosticismo. «La Chiesa luogo della salvezza»

Il destino finale dell’uomo, cui Dio chiama tutti, è la salvezza integrale dell’anima e del corpo. Una meta che la creatura umana però non può ottenere con le sue sole forze ma passa attraverso Cristo, la via che ci porta a Dio. E il luogo dove riceviamo la salvezza è la Chiesa. Questo il messaggio centrale della Lettera “Placuit Deo” indirizzata dalla Congregazione per la dottrina della fede ai vescovi «su alcuni aspetti della salvezza cristiana». A firmarla, con l’approvazione del Papa, il prefetto del dicastero, l’arcivescovo Luis F.Ladaria e il segretario, l’arcivescovo Giacomo Morandi.

Il testo che si richiama a un passaggio della Lettera agli Efesini («Piacque a Dio nella sua bontà e sapienza rivelare se stesso e far conoscere il mistero della sua volontà» (cf. Ef 1,9) mette in guardia dal rischio, destinato a rimanere deluso, dell’autosufficienza umana. Una convinzione in cui la figura di Cristo «corrisponde più ad un modello che ispira azioni generose, con le sue parole e i suoi gesti, che non a Colui che trasforma la condizione umana, incorporandoci in una nuova esistenza riconciliata con il Padre e tra noi mediante lo Spirito». Al tempo stesso la società contemporanea sviluppa una visione della salvezza «meramente interiore» che «suscita magari una forte convinzione personale, oppure un intenso sentimento, di essere uniti a Dio, ma senza assumere, guarire e rinnovare le nostre relazioni con gli altri e con il mondo creato». Si tratta di deviazioni, che richiamandosi direttamente al magistero di papa Francesco, la Lettera riassume nel richiamo ad antiche eresie, cui somigliano, cioè il pelagianesimo e lo gnosticismo. In particolare, oggi «prolifera un neo-pelagianesimo per cui l’individuo, radicalmente autonomo, pretende di salvare sé stesso, senza riconoscere che egli dipende, nel più profondo del suo essere, da Dio e dagli altri. La salvezza si affida allora alle forze del singolo, oppure a delle strutture puramente umane, incapaci di accogliere la novità dello Spirito di Dio. Un certo neo-gnosticismo, dal canto suo, presenta invece una salvezza meramente interiore, rinchiusa nel soggettivismo. Essa consiste nell’elevarsi «con l’intelletto al di là della carne di Gesù verso i misteri della divinità ignota». Si pretende così di liberare la persona dal corpo e dal cosmo materiale, nei quali non si scoprono più le tracce della mano provvidente del Creatore, ma si vede solo una realtà priva di senso, aliena dall’identità ultima della persona, e manipolabile secondo gli interessi dell’uomo».

Davanti a queste tendenze la Lettera vuole ribadire che la salvezza consiste nella nostra unione con Cristo, il quale, con la sua Incarnazione, vita, morte e risurrezione, ha generato un nuovo ordine di relazioni con il Padre e tra gli uomini, e ci ha introdotto in quest’ordine grazie al dono del suo Spirito, affinché possiamo unirci al Padre come figli nel Figlio, e diventare un solo corpo nel «primogenito tra molti fratelli» (Rom 8,29). La salvezza piena della persona non consiste cioè nelle cose che l’uomo potrebbe ottenere da sé, come il possesso o il benessere materiale, la scienza o la tecnica, il potere o l’influsso sugli altri, la buona fama o l’autocompiacimento.Ampio e articolato poi il richiamo a Cristo, Salvatore e Salvezza. Egli, infatti «non si è limitato a mostrarci la via per incontrare Dio, una via che potremmo poi percorrere per conto nostro, obbedendo alle sue parole e imitando il suo esempio. Cristo, piuttosto, per aprirci la porta della liberazione, è diventato Egli stesso la via: “Io sono la via”». Una via che non «è un percorso meramente interiore» bensì «Cristo è Salvatore in quanto ha assunto la nostra umanità integrale e ha vissuto una vita umana piena, in comunione con il Padre e con i fratelli».

Quanto alla Chiesa invece essa è il luogo dove riceviamo la salvezza portata da Gesù, «comunità di coloro che, essendo stati incorporati al nuovo ordine di relazioni inaugurato da Cristo, possono ricevere la pienezza dello Spirito di Cristo». Una certezza questa che, nella consapevolezza della vita piena in cui Gesù Salvatore ci introduce, «spinge i cristiani alla missione, per annunciare a tutti gli uomini la gioia e la luce del Vangelo. In questo sforzo saranno anche pronti a stabilire un dialogo sincero e costruttivo con i credenti di altre religioni, nella fiducia che Dio può condurre verso la salvezza in Cristo “tutti gli uomini di buona volontà, nel cui cuore lavora invisibilmente la grazia“». Ma la salvezza dell’uomo – conclude la Lettera – «sarà compiuta solo quando, dopo aver vinto l’ultimo nemico, la morte (cf. 1 Cor 15,26), parteciperemo compiutamente alla gloria di Gesù risorto, che porterà a pienezza la nostra relazione con Dio, con i fratelli e con tutto il creato. La salvezza integrale, dell’anima e del corpo, è il destino finale al quale Dio chiama tutti gli uomini».

fonte: Avvenire

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