La sua testimonianza mostra quanto siamo debitori a donne coraggiose e ricolme di fede come lei. Oggi è la sua festa, chiediamole di regalarci la sua stessa umiltà.

Ci ho messo più di quanto pensassi a leggere il libretto su Santa Chiara d’Assisi che mi ha inviato fra Roberto Brunelli, ma quando hai una figlia di 5 mesi non è facile rispettare scadenze e programmi ed il bello è proprio questo. Occuparsi di qualcuno che ha costantemente bisogno della tua presenza ti costringe a mollare gli schemi, a mandare all’aria i piani, ad aspettare, pazientare. E così ho letto la storia di questa santa luminosa di nome e di cuore – che festeggiamo oggi – a singhiozzo, tra una poppata e l’altra, nel caldo cittadino, ristorata dalla presenza del ventilatore. Alcuni passaggi li ho letti ad alta voce per mia figlia nei momenti in cui mi ascoltava fissando seria i suoi occhietti cerulei sulla mia faccia intenta a recitarle le parole. “Magari ti rimane qualcosa di bello” le ho detto, mentre scorrevo con enfasi le virtù di Santa Chiara.

Conoscere le vicende dei santi è salutare, sul serio. Equivale ad una camminata sulle dolomiti, ad una nuotata nelle azzurre acque siciliane, davvero. Questi nostri amici innamorati di Cristo fino in fondo ci offrono con la loro testimonianza il vento necessario per riattizzare i tizzoni della fede.

La luce di Chiara

Chiara nasce da Assisi nel 1193, suo padre era cavaliere e la sua famiglia gli Offreducci apparteneva alla nobiltà cavalleresca. La mamma Ortolana durante la gravidanza, pregava intensamente il Crocifisso in chiesa, affinché la salvasse dai pericoli del parto, e un giorno udì una voce che le diceva:

«Non temere, donna, perché sana e salva darai al mondo una luce, che aggiungerà chiarore alla luce stessa».

Ispirata da questo segno scelse il nome Chiara.

Un animo sensibile e misericordioso

Educata alla fede dalla madre, mostrò fin da subito un cuore generoso e sensibile, pronto a sacrificarsi per gli altri, a rinunciare ai bene materiali per amore dei poveri. La stessa bontà d’animo la conserverà quando nascerà grazie a lei l’ordine delle Povere Dame, amerà le sue sorelle una ad una come figlie, servendole ed educandole.

“(…) tendeva volentieri la mano ai poveri e dall’abbondanza della sua casa traeva di che supplire all’indigenza di moltissimi. Sottraeva al suo corpicciolo i cibi delicati e li mandava di nascosto, per mezzo di persone incaricate, come ristoro per gli orfani”.

“Quando dunque cominciò ad avvertire i primi stimoli del santo amore, ritenne spregevole il perituro e falso fiore della mondanità, istruita dall’unzione dello Spirito Santo ad attribuire scarso valore alle cose che ne hanno poco. E infatti sotto le vesti preziose e morbide portava di nascosto un piccolo cilicio, apparendo al di fuori adorna per il mondo, ma rivestendosi interiormente di Cristo”.

L’amicizia con Francesco

Ha solo dodici anni Chiara quando Francesco compie il gesto di spogliarsi di tutte le vesti per restituirle al padre Bernardone. Rimane colpita e affascinata da quest’uomo coraggioso e desidera fare la sua conoscenza. Anche lui vuole incontrare la giovane nota per le sue virtù e la sua grazia“per vedere se in qualche modo gli sia dato di strappare dal mondo perverso questa nobile preda e rivendicarla al suo Signore, lui che era tutto proteso a conquiste di tal genere ed era venuto per devastare il regno del mondo”. Durante i loro incontri, mai troppo frequenti per non destare scandalo e non macchiare l’onore della fanciulla sempre accompagnata da una persona vicina, Chiara è letteralmente conquistata dalle parole ardenti e piene di vita eterna di Francesco e dalle opere che egli compie.

Francesco: la guida di Chiara

Il poverello “instilla nelle sue orecchie la dolcezza delle nozze con Cristo, persuadendola a serbare intatta la gemma della castità verginale per quello Sposo beato, che l’amore ha incarnato tra gli uomini”. Chiara lo sceglie come sua guida e maestro, dopo Dio ovviamente, nel cammino da percorrere e da quel momento sopporta a fatica l’eleganza, gli ornamenti lussuosi, l’apparenza, la ricchezza, la sua anima è tutta rivolta ad una persona: Gesù Cristo.

La fuga segreta

La domenica delle Palme del 1211 Chiara mossa dal desiderio di seguire Cristo e dall’ammirazione per Francesco, lascia la casa paterna per trasferirsi in segreto dai frati minori presso la Porziuncola. Ben presto la raggiungerà sua sorella Agnese, alla quale visceralmente legata, e altri giovani donne attratte dal suo carisma. Anche questa fuga è contrassegnata dal suo profondo candore e dalla sua grazia…

“(…) poiché non ritenne opportuno uscire dalla porta consueta, riuscì a schiudere da sola, con le sue proprie mani, con una forza che a lei stessa parve prodigiosa, una porta secondaria ostruita da mucchi di travi e di pesanti pietre”.

Mentre i suoi compagni la illuminavano con la luce delle torce, Francesco le tagliò i capelli e Chiara privata delle vesti preziose e dalla bellezza della sua chioma indossò un povero abito penitenziale. La famiglia non accettò la decisione e la contrastò in ogni maniera; la giovane tutta consacrata a Cristo, il suo Sposo, resistette alle violenze e alle offese per amor suo.

Cresce la fama della sua santità

In poco tempo si diffonde la fama della santità di Chiara e tante donne, nobili, ricche, facoltose sul suo esempio decidono di consacrarsi a Cristo e abbandonano i loro palazzi sfarzosi per ritirarsi nei monasteri a vivere nella povertà e nella penitenza per amore del Signore.

“Continuando a rimanere rinchiusa, Chiara incomincia a diffondere chiarore in tutto il mondo e risplende chiarissima per meritati elogi. La fama della sua virtù riempie gli appartamenti di donne illustri, raggiunge i palazzi di duchesse, penetra perfino nelle stanze delle regine. Il vertice della nobiltà si piega a seguire i suoi passi e per santa umiltà rinnega l’orgoglio del sangue e della stirpe”.

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Umiltà, povertà e affidamento alla Provvidenza

Chiara per indole umile e pia accolse malvolentieri il ruolo di abbadessa perché amava servire e non comandare. Lo accettò per ubbidienza a Francesco che la volle a capo del suo ordine femminile.

Lavava lei stessa i sedili delle inferme, li detergeva proprio lei, con quel suo nobile animo, senza rifuggire dalle sozzure né schifare il fetore. Molto spesso lavava i piedi delle servigiali che tornavano da fuori e, lavatili, li baciava. Una volta lavava i piedi di una di queste servigiali: e, mentre stava per baciarli, quella, non sopportando un’umiliazione così grande, ritrasse il piede e nel gesto colpì col piede in viso la sua badessa. Ma ella riprese con dolcezza il piede della servigiale e vi impresse, sotto la pianta, ben aderente un bacio.

Virtù peculiari di Chiara furono l’umiltà, lo spirito di pietà e di penitenza (si infliggeva nel nascondimento dolorose pene corporali) e soprattutto la povertà radicale e una fiducia sconfinata nella Provvidenza divina.

Prima di tutto, all’inizio della sua nuova vita, fece vendere l’eredità paterna che aveva ricevuto e, senza trattenere per sé neppure la più piccola parte del ricavato, tutto distribuì ai poveri.

Per questi motivi ottenne dal papa Innocenzo III, il cosiddetto Privilegium Paupertatis. In base ad esso, Chiara e le sue compagne di san Damiano non potevano possedere nessun bene materiale. Inoltre è stata la prima donna nella storia della Chiesa che abbia composto una Regola scritta e approvata dal Papa.

La sua fede nella presenza reale dell’Eucaristia era talmente grande che, per due volte, si verificò un fatto prodigioso. Solo con l’ostensione del Santissimo Sacramento, allontanò i soldati mercenari saraceni, che erano sul punto di aggredire il convento di san Damiano e di devastare la città di Assisi.

Il miracolo della moltiplicazione del pane

Furono moltissimi i prodigi che Chiara attraverso la sua fedeltà a Cristo compì. Ad esempio un giorno si ritrovò con un solo pane in monastero da dover condividere con i frati e con le sue compagne, così chiamata la dispensiera, le chiese di spezzarlo in due. Poi le ordinò di tagliare dalla loro porzione cinquanta fette per sfamare tutte le sorelle della comunità. Una richiesta impossibile per una quantità così minima, eppure…

“(…) per grazia divina quella scarsa materia cresce tra le mani di colei che la spezza, così che risulta una porzione abbondante per ciascun membro della comunità”.

Papa Alessandro IV la canonizzò solo due anni dopo la morte, nel 1255, tessendole un elogio nella Bolla di canonizzazione in cui si legge:

“Quanto è vivida la potenza di questa luce e quanto forte è il chiarore di questa fonte luminosa. Invero, questa luce si teneva chiusa nel nascondimento della vita claustrale e fuori irradiava bagliori luminosi; si raccoglieva in un angusto monastero, e fuori si spandeva quanto è vasto il mondo. Si custodiva dentro e si diffondeva fuori. Chiara infatti si nascondeva; ma la sua vita era rivelata a tutti. Chiara taceva, ma la sua fama gridava.”

Chiara morì da santa, attraversò gli anni dell’infermità e i giorni dell’agonia conservando la letizia e spendendo parole di lode e gratitudine a Dio nonostante i terribili dolori. Fu tanto devota e riconoscente dei doni del Signore che quando frate Rinaldo andò a farle visita e cercò di rincuorarla disse:

«Da quando ho conosciuto la grazia del Signore mio Gesù Cristo per mezzo di quel suo servo Francesco, nessuna pena mi è stata molesta, nessuna penitenza gravosa, nessuna infermità mi è stata dura, fratello carissimo!».

Chiara fondò la sua vita sul Vangelo, visse in povertà assoluta allasequela di Cristo, si dedicò alla preghiera e al lavoro e fu madre premurosa e amorevole per le sue compagne.
La sua fama varcò le mura di S. Damiano arrivando lontano e numerose giovani si consacrarono al Signore per vivere secondo il suo esempio. Ne danno testimonianza le quattro lettere inviate da Chiara alla figlia del re di Boemia.
Quando morì Francesco, divenne, insieme ai frati della prima ora, l’erede e depositaria del carisma del suo maestro. Dei quaranta anni di vita a S. Damiano, ne trascorse più di venticinque colpita da una grave infermità che non la allontanò mai dal servizio di Dio e delle sorelle. I suoi tormenti e le sue sofferenze le offrì a Cristo a cui andò incontro piena di letizia l’11 di agosto del 1253.

Papa Benedetto XVI durante un’udienza generale nel 2010 in cui parlò di santa Chiara disse:

“(…) Sono i santi coloro che cambiano il mondo in meglio, lo trasformano in modo duraturo, immettendo le energie che solo l’amore ispirato dal Vangelo può suscitare. I santi sono i grandi benefattori dell’umanità!”

[fonte: Aleteia]

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