“C’è una schiavitù che incatena più di una prigione, più di una crisi di panico, più di una imposizione di qualsiasi genere: la schiavitù del proprio ego“. Sono le parole di papa Francesco nell’udienza generale,
dedicata ancora la sua catechesi al terzo comandamento, quello del giorno del riposo. “Quella gente – ha spiegato – che sembra che tutta la giornata si stia rispecchiando nello specchio, per vedere l’ego. Il proprio ego ha una statura più alta del proprio corpo. Sono schiavi dell’ego”.

“L’ego – ha proseguito – può diventare un aguzzino che tortura l’uomo ovunque sia e gli procura la più profonda oppressione, quella che si chiama peccato, che non è banale violazione di un codice, ma fallimento dell’esistenza e condizione di schiavi”. “Peccato – ha aggiunto – è alla fine dire e fare ego: ego voglio fare questo, questo, questo, e non m’importa se c’è un limite, se c’è un comandamento. E non mi importa neppure se c’è l’amore: questo è peccato”.

Nella catechesi, il Papa ha spiegato anche che “il terzo comandamento, che invita a celebrare nel riposo la liberazione, per noi cristiani è profezia del Signore Gesù, che spezza la schiavitù interiore del peccato per rendere l’uomo capace di amare. L’amore vero è la vera libertà: distacca dal possesso, ricostruisce le relazioni, sa accogliere e valorizzare il prossimo, trasforma in dono gioioso ogni fatica e rende capaci di comunione”.
“L’amore – ha aggiunto – rende liberi anche in carcere, anche se deboli e limitati. Questa è la libertà che riceviamo dal nostro Redentore, il Signore Gesù Cristo, che sa vincere le schiavitù del nostro cuore con il suo amore e la sua salvezza. Lui, che ci ha amato mentre era inchiodato alla croce, ci apre – ha concluso papa Bergoglio – il passaggio attraverso il mare delle nostre paure e ci dona la vera libertà. In Lui ogni uomo può trovare il riposo della misericordia e della verità che ci fanno liberi”.

“L’invidia fa venire gialli il corpo e l’anima, come un’epatite” ha proseguito Francesco nel corso dell’udienza generale, mettendo in guardia i fedeli dall’essere “schiavi di se stessi e dei propri vizi”: “non c’è tregua per il goloso e il lussurioso che devono vivere di piacere – afferma – . La gola è l’ipocrisia della stomaco. Siamo schiavi di un ipocrisia dello stomaco; l’ansia del possesso distrugge l’avaro sempre in cerca di soldi; il fuoco dell’ira e il tarlo dell’invidia rovinano le relazioni; l’accidia che scansa ogni fatica rende incapaci di vivere; Il goloso, il lussurioso, l’avaro, l’iracondo, l’invidioso, l’accidioso, il superbo sono schiavi dei loro vizi, che li tiranneggiano e li tormentano”.

fonte: Avvenire

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