Intervista con il viceministro nazionale dell’OFS nel giorno della festa della patrona

«Come Francesco, anche lei ci ha insegnato cosa è il dono della gratuità». Il viceministro nazionale dell’Ordine Francescano Secolare Luca Piras, nel giorno della festa di Santa Elisabetta, ci spiega perché la santa è diventata la patrona dell’Ordine e perché la sua spiritualità è così d’esempio per i francescani secolari.

Perché Santa Elisabetta è la patrona dell’Ordine Francescano Secolare?

«Santa Elisabetta era una nobile, aveva sposato un re. Nella sua vita ordinaria ha iniziato a frequentare dei frati e ispirarsi alla spiritualità di Francesco, che era quella di vedere gli ultimi come fratelli. Elisabetta ha iniziato da sposa prima e da vedova poi, a dedicare la sua vita agli ultimi. E, attenzione, lo ha fatto da laica, non da religiosa. Essendo i francescani dell’Ordine Secolare votati ad incarnare laicamente la spiritualità francescana, Santa Elisabetta centra in pieno quella che è la nostra missione».

Per essere precisi Santa Elisabetta è co-patrona dell’OFS insieme ad un altro “nobile francescano”.

«Co-patrona insieme a Re Ludovico di Francia, altro nobile che ha speso la sua vita per i poveri. Anche lui, nel suo stato di vita secolare, ha fatto scelto rivolte all’attenzione dei più deboli e bisognosi. Ecco, voglio precisare una cosa: non è che i francescani secolari sentono lei come la santa più vicina, ma è stata indicata dalla Chiesa come patrona dell’Ordine. Lei è sicuramente, come dicevo, un esempio da imitare per l’OFS, ma ci sono tanti santi, il cui esempio è da seguire come ideale di vita». 

In Italia l’OFS nella giornata del 17 novembre organizza qualcosa in particolare in onore alla santa?

«La festa di Santa Elisabetta è un momento privilegiato nelle fraternità locali, un momento di festa, una data in cui tante volte si celebrano delle professioni. O meglio è un’occasione particolare di “rinnovo” della professione, che tuttavia è una scelta perpetua e non va rinnovata. Però in questa occasione parliamo di un rinnovo simbolico. Insomma, si evitano momenti di incontro “generali”, per lasciare alla fraternità locale di vivere questo momento così importante, come meglio lo ritiene». 

Cosa accomuna, al di là della vita spesa per i poveri, Francesco ed Elisabetta?

«Sicuramente il fatto che abbiano scoperto come la loro vita non è dipesa dall’importanza che avevano come persone umane, ma dalla fedeltà ad un progetto che viene dal Padre. E questo li ha rese persone libere. Ed essendo tali, li ha messe nella condizione di dedicarsi completamente agli altri, senza il bisogno di dover ricevere qualcosa in cambio». 

Dare senza per forza ricevere.

«Questo è un messaggio bellissimo. Oggi, in una società che ci ha abituati ad ottenere qualsiasi cosa ad un prezzo, e che ci sta abituando alla solitudine, il fatto che – grazie a loro – abbiamo conosciuto il dono della gratuità è molto importante per noi francescani secolari degli anni 2000». 

Appunto, come diceva lei prima “santi da imitare”

«Io ho imparato questo: i santi non sono persone da guardare sopra i piedistalli. Sono persone che ci mettono davanti ad una sfida. Se ce l’hanno fatta loro, e se decidiamo di abbracciare la loro stessa spiritualità, ce la possiamo fare anche noi. Se non fosse una sfida, resterebbe un puro esercizio, ma gli esercizi si possono fare in palestra, mentre la vita di ogni giorno è fatta di concretezza. Francesco non era nato santo, ma si è messo alla “scuola della santità”. Aveva dei sogni e il Signore lo ha aiutato a realizzarli. Come lui, possiamo farlo anche noi!».

di Gelsomino Del Guercio per San Francesco patrono d’Italia

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