Mercoledì 4 gennaio 2017 nella Chiesa Madre di San Bartolomeo in Galdo è stato presentato alla comunità il libro di Padre Filippo Lucarelli: ‘O Meravigliato.

Sono intervenuti il Sub-Commissario Prefettizio Dott. Fiorentino Boniello, il nostro parroco Mons. Franco Iampietro, il Presidente dei Frati Minori d’Europa M.R.P. Sabino Iannuzzi,  con la preziosa moderazione del giornalista Celestino Agostinelli.

Lo presentiamo a Voi tramite il prezioso contributo del M.R.P. Sabino Iannuzzi. Chi volesse ricevere il libro, può richiederlo direttamente al convento.

Saluto con gioia:

  • coloro che siedono a questo tavolo con me, il Dott. Fiorentino Boniello, Sub Commissario prefettizio al Comune di San Bartolomeo in Galdo, Mons. Franco Iampietro, Parroco di San Bartolomeo, il giornalista Celestino Agostinelli;
  • il Ministro provinciale dei Frati minori del Sannio e dell’Irpinia ed i frati di questa Fraternità di San Bartolomeo in Galdo;
  • Padre Filippo Lucarelli, autore di questo libro che stiamo presentando;
  • tanti amici di San Bartolomeo che ho conosciuto soprattutto nel corso dei miei nove anni di provincialato e quanto siete intervenuti a questa manifestazione.

3. Da quando ho terminato il mio servizio di Ministro provinciale (nel maggio 2016) ho quasi sempre evitato – eccetto rarissime occasioni – di accettare inviti per manifestazioni o celebrazioni nel territorio della nostra Provincia religiosa per motivi di evidente non opportunità, ma all’invito di Padre Filippo Lucarelli non ho saputo dire di no e questa sera sono qui per partecipare con questo mio intervento alla presentazione del suo libro.

3. Non è la prima volta che mi capita di intervenire a manifestazioni del genere che riguardano Padre Filippo, essendo questo il quarto libro che dal 2011 al 2014 ha dato alle stampe, con un obiettivo, forse unico e fondamentale: condividere la ricchezza del suo bagaglio culturale ed esperienziale accumulato negli anni del suo ministero sacerdotale… ormai prossimo a spegnere le 60 candeline, il prossimo 24 marzo.

Sessant’anni che gli hanno permesso di sperimentare e condividere il grande dono dell’Amore misericordioso di Dio, tanto da auto-attribuirsi la laurea con specializzazione in “umana fragilità” (cap. X).

Anni vissuti secondo due direttrici: la speranza cristiana, da lui sempre tradotta con quel “cocciutamente ottimisti”, ed il lemma evangelico: «Dov’è il vostro tesoro, là sarà anche il vostro cuore» (Luca 12,34); con al centro del suo pensare teologico e della sua esperienza spirituale un cuore che desidera andare – e per questo non insignificante è la sua devozione dal Sacro Cuore di Gesù – sempre avanti verso l’orizzonte… che per noi cristiani è una Persona: Cristo Gesù, Lui che è la nostra via, verità e vita, la nostra gioia… quello che ci fa veramente felici… la nostra Meraviglia.

4. L’autore in questo libro, citando Papa Benedetto XVI – pontefice a lui tanto caro – ci ricorda il fondamento della meraviglia:

«all’inizio dell’essere cristiano non c’è una decisione etica o una grande idea, bensì l’incontro con un avvenimento, con una Persona, che dà alla vita un nuovo orizzonte e con ci  la direzione decisiva» (Deus caritas est 1).

5. Tutto ci  mi induce a dire che “Desiderio” e “Tesoro” divengono le due facce dell’unica medaglia che – mistericamente – genera la Meraviglia, come afferma lo stesso Padre Filippo nel quinto capitolo del libro.

Una serie di domande – allora – dovrebbero accompagnare la lettura di questo libro:

  • dov’è il nostro tesoro?
  • Qual è la realtà più importante, più prezioso, la realtà che attrae il nostro cuore come una calamità?
  • Possiamo dire che ad attrarlo sia l’Amore di Dio?
  • C’è la voglia (il desiderio) di fare sempre il bene agli altri, di vivere per il Signore e per i fratelli?

Rispondere a queste domande significa voler cogliere il senso – il leitmotiv – del perché Padre Filippo abbia voluto raccogliere, sistemare ed organizzare i suoi pensieri, sollecitati da vecchi appunti personali, intorno al tema particolare della meraviglia a partire dalla parabola costruita ad arte con l’immagine bella e significativa di quel personaggio del presepio napoletano: il pastore incantato o “o’ meravigliato”, a cui far compire un pellegrinaggio nell’esperienza contemporanea (Cf. cap. I) quale uomo della gratuità che non fa calcoli, ma si apre completamente alla bellezza e alla novità dell’esistenza del tessuto sociale in cui incontra prevalentemente: tristezza – frenesia – abitudine – trasformismo. Ossia tutto ci  che è l’opposto della sorpresa, dell’ammirazione e dello stupore, qualità che nascono e germogliano dal profondo di noi stessi.

6. In questo contesto è interessante il sottotitolo voluto dall’autore e che occupa per intero il venticinquesimo capitolo del libro: «Catecumeni e Catechisti della meraviglia». Si, perché lo scopo di questo libro è quello di aiutare il lettore a ripercorrere un itinerario in cui poter risvegliare la fede per un contatto comunionale più intenso e vivo con Gesù Cristo. Il catecumeno, infatti, è colui che deve ricevere la catechesi ed il catechista colui che offre la catechesi. Ma la catechesi è l’azione con cui far risu0nare la Parola meravigliosa del Vangelo per scoprire ed imprimere nella vita l’immagine di Dio: che è Meraviglia.

7. Papa Benedetto XVI, nell’udienza del 17 ottobre 2012, così si esprimeva: la fede è accogliere la rivelazione di Dio, che ci fa conoscere chi Egli è, come agisce, quali sono i suoi progetti per noi… Il Mistero di Dio resta sempre oltre i nostri concetti e la nostra ragione, i nostri riti e le nostre preghiere. Tuttavia, con la rivelazione è Dio che si auto-comunica, si racconta, si rende accessibile. E noi siamo resi capaci di ascoltare la sua Parola e di ricevere la sua verità… Ecco allora la meraviglia della fede.

8. Lo stile semplice ed immediato dell’autore – con l’angolo del caffè, voluto da Padre Filippo per proporre delle intuizioni immediate per risollevarsi nello stupore della meraviglia – secondo uno schema teologico a lui caro: per visibilia ad invisibilia (ossia per mezzo delle realtà visibili verso quelle invisibili), ci permette di comprendere in profondità il messaggio alto (il cosiddetto percorso della spiritualità) della meraviglia, al semplice scorrere – anche con rapidità di lettura – i titoli dei ventisei capitoli tendenti all’epilogo, in cui afferma: «vivi, annuncia e offri meraviglia».

9. Insieme al pastore incantano (‘o meravigliato) che esce dal presepio… Padre Filippo ci accompagna, quasi per mano, con un graduale crescendo a scoprire che:

  • la meraviglia, oltre che essere un concetto filosofico o della letteratura è anzitutto un progetto teologico (cap. III), testimoniato in pienezza nella vita dei santi e per questo l’autore, come testimone autentico e fedele, presenta l’esperienza di San Francesco d’Assisi, l’innamorato per eccellenza (cap. XIXII), che sperimenta quella Meraviglia che genera un Amore che trasforma il mondo, come dirà lui stesso nel Testamento, quando facendo memoria della sua conversione, ricorda il passaggio trasformante dell’incontro con il lebbroso, dall’amaro al dolce;
  • la meraviglia nasce dall’incontro tra un “io” umano ed un “Tu” trascendente e diventa tale solo in relazione all’Altro… che genera raccoglimento, o come lo chiama Padre Filippo “il silenzio della solitudine”, con un’esperienza di fecondità contagiosa;
  • la meraviglia fa davvero nuove tutte le cose e per questo la sua esperienza è sempre come fosse la prima volta, mettendo in disparte l’abitudine e l’indifferenza;
  • la meraviglia non è tanto un’ideale da raggiungere, quanto piuttosto una realtà che si colloca nella concretezza dell’esistenza quotidiana e, proprio per questo, oggi appare ancora più necessaria che nel passato… perché l’attuale situazione della società (la cosiddetta società liquida e globalizzata) fondata sulla logica del calcolo, dei progetti, degli interessi privati, con stile cinico, pragmatico e anestetizzante senza gioia, ha bisogno sempre di fermenti nuovi, al fine di generare dei percorsi di speranza;
  • la meraviglia a partire dalla semplicità della vita pu  generare stupore, come la Liturgia del Natale in questi giorni ci sta annunciando con l’immagine semplice dei pastori (cap. XV) che …senza indugio andarono …contemplarono …stupirono per quello che dicevano del Bambino nato …fecero ritorno lodando e glorificando Dio (Cf. Luca 2-16-21);
  • la meraviglia è anche l’atteggiamento di Maria – la mediatrice di tutte le meraviglie (cap. XXVI) – che «custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore» (Luca 2,19).

10. Una meraviglia, quella proposta da Padre Filippo, che obbliga il lettore a seguire l’esempio del pastore incantato (‘o meravigliato): «uscire e succhiare il nettare della meraviglia, presente e nascosto in ogni creatura» (pag. 225), perché la Meraviglia continua a manifestarsi e desidera essere incontrata, contemplata, accolta… con Lei tutto acquista un senso nuovo… tutto ri-nasce per la Meraviglia: ricorda, ama, accompagna e aspetta.

11. Tra le tante pagine di questo libro, una su tutte mi ha colpito in modo particolare ed è quella in cui padre Filippo, dopo aver meditato sulla meraviglia ha scritto una preghiera che credo possa ben sintetizzare tutto il suo pensiero e a conclusione di questo mio intervento voglio proporne la lettura solo alcuni stralci:

Signore Gesù,  tu sei la via meravigliosa che ci conduce a Dio.
Tu sei la vita offerta in pienezza d’amore.
Tu sei la verità che ci affascina e ci cerca per primi….
Donaci occhi capaci di stupore  per tutto quello che hai fatto e farai per noi.
Donaci orecchie attente  ad ascoltare le tue meraviglie.
Dacci mani pronte a rinnovare i prodigi del tuo amore.
Visitaci, Santo Spirito e fa della nostra vita un riflesso del tuo amore grande e meraviglioso.
Vieni dentro di noi e facci meraviglia di Dio per l’umanità.
Amen.

San Bartolomeo in Galdo (BN), 4 gennaio 2017

Fr. Sabino Iannuzzi, ofm
Presidente Unio Fratrum Minorum Europae 

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